"Siena, lo sapevi che?" - C'è una testa in via del Refe Nero

"Siena, lo sapevi che?" - C'è una testa in via del Refe Nero

"Siena, lo sapevi che?" - C'è una testa in via del Refe Nero

“Siena di notte e per le vecchie strade
quanta bellezza l’anima intravede..”

Così recitano i versi di uno stornello senese, parole ispirate dalla particolarità della cittadina medievale che ancora conserva il suo sapore mistico di vecchie leggende e storie grandiose. Queste storie, se si fa attenzione, si possono scoprire anche per le strade di Siena stessa, aguzzando la vista e aprendo il cuore, pronti ad accogliere ciò che il centro storico vuole raccontare.

In via del Refe Nero, ad esempio, basta alzare lo sguardo. Nell’ammirare i palazzi pietrosi ed i caratteristici tetti, ad un certo punto è possibile scorgere un interessante “lampione” dalle fattezze antiche, che al posto di illuminare la strada, contiene… una testa. L’antico porta torcia, utilizzato dagli avi senesi per l’illuminazione della strada, è un oggetto d’interesse storico, situato anche in altre parti della città medievale, ma quello di via del Refe Nero, recante al suo interno l’inquietante testa mozzata, ha alle sue spalle una storia... particolare.

Partiamo col dire che quella era la sorte dei condannati a morte in epoca medievale. Ma cosa ci fa una testa all’interno di un porta torcia nel 2021? Ma soprattutto, chi è il malcapitato? Il palazzo dalle cui mura sporge il vecchio lampione, viene chiamato ‘del Diavolo Rosso’. Tutto sembra riportare a qualche antica leggenda, di quando cavalieri e dame popolavano la città. Invece, no. Ebbene, la testa impalata all’interno del porta torcia, non risale affatto all’epoca in cui i giustiziati venivano esposti in questo modo così inquietante.

Tutt’altro, il periodo a cui risalgono testa e lampione di via del Refe Nero sono ben più recenti. In verità, il cranio munito di cappello che sembra minacciare i passanti, altro non è che un manufatto. La testa non appartiene assolutamente a nessuno, se non all’ingegnosa fantasia di tal Giuseppe Mazzoni (figlio di Foresto Riccardo, fondatore della Casa d’Arte Antica Senese), proprietario del palazzo.

Egli era un antiquario vissuto tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, persona alquanto strana che decise di imbellettare il palazzo del Diavolo Rosso e di renderlo più “affascinante” attraverso espedienti che richiamassero l’età medievale. La testa non è altro che un falso di tutto rispetto, quindi, una riproduzione finemente realizzata, campo nel quale il Mazzoni sembrava essere più che esperto. Giuseppe Mazzoni è infatti noto per essere stato uno dei più stretti complici di Icilio Federico Joni

Ma questa, è un’altra storia.